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Gli Scudi di Dura Europos PDF Stampa E-mail

Introduzione
La Città
L'Assedio
Il Sito Archeologico
I Reperti
Gli Scudi

Bibliografia e Fonti

Introduzione. Dura Europos, una Pompei nel deserto siriano.


La città fortezza di Dura-Europos fu fondata dai Seleucidi nel 300 a.C. Strappata ai Parti nel 165 d.C., costituì per quasi un secolo il più orientale possedimento romano in Siria, fino alla sua distruzione ad opera dei Persiani Sassanidi nel 256-57.
Fu sempre una città di fondamentale importanza strategica per la sua posizione sul fiume Eufrate e sulla principale via di accesso alla Siria ed alla Mesopotamia e centro di scambi sulla principale rotta commerciale tra est ed ovest. Divenne un centro militare solo dopo il 165, in seguito alla conquista romana.
Nel corso degli anni successivi infatti la guarnigione di Dura fu più volte rafforzata (Coorte ausiliaria XX palmyrenorum, Coorte II Ulpia equitata, Legio IV Schytica) e la città fu coinvolta nelle guerre che in quegli anni si susseguirono nella regione per il controllo della Mesopotamia.
Infatti nel 224-26 i Persiani Sassanidi si affrancarono dai sovrani Parti, ed i loro re Ardashir dichiarò di volersi riprendere tutti i territori romani già appartenuti all'impero persiano prima della conquista di Alessandro il Grande.
Ardashir, re abile e carismatico, portò dalla sua parte molte truppe ausiliarie e sfidò apertamente Roma, che in quegli anni doveva anche affrontare guerre civili e tenere a bada Germani e Goti in Europa.
Tralasciando le numerose altre battaglie avvenute nella regione tra il 227 ed il 250, arriviamo al 255-57 quando Dura-Europos fu assediata e conquistata.

La Città


Era protetta naturalmente su tre lati mentre il quarto, rivolto verso la piatta steppa e la città di foto1Palmira, era chiuso da un alto muro con torri dove si apriva la porta principale (foto 1). La città copriva circa 50 ettari ed all'esterno è stata trovata un'estesa necropoli ed un'enorme buca per i rifiuti. La presenza dell'esercito cominciò sempre più a condizionare la tipologia degli edifici ed inoltre con l'arrivo di nuove culture dalle varie province romane la città divenne sempre più cosmopolita. Una miscela di Siriani, Mesopotami, Pastori delle steppe, oltre ad elementi discendenti da Greci ed Iraniani si unì a soldati romani, forse anche barbari coscritti dal nord Europa, mentre una sinagoga ed foto2un battistero lasciano supporre anche la presenza di un'importante comunità ebraica e cristiana.
Fu proprio l'assedio della città a far sì che queste importanti testimonianze arrivassero fino a noi. Infatti i Romani rafforzarono il muro di difesa con grandi bastioni di detriti e così interrarono la sinagoga, il battistero (che ci hanno restituito splendide pitture) e molte altre case, templi, manufatti e documenti (foto 2 a destra ). Anche l'assedio, quando arrivò, portò all'interramento di molto altro. Lo stesso pavimento della torre 19 collassando seppellì una grande quantità di equipaggiamenti militari, il famoso scudo rettangolare di legno dipinto (foto 3), una armatura completa da cavallo (foto 4). Anche le gallerie scavate per minare mura e torri hanno restituito materiale sbalorditivo.

L'assedio


Dagli scavi archeologici si sono potute ricostruire le varie fasi dell'assedio che durò diversi mesi. Dopo alcune schermaglie fuori dalla città i Romani, inferiori numericamente, si ritirarono all'interno delle mura. I Persiani allora cominciarono a scavare una mina (galleria scavata sotto un edificio per farlo crollare) a 40 m dalla torre 19 ed arrivati ai piedi della torre scavarono ulteriori 14 m di tunnel sotto le mura, puntellandolo con pali e tavole. Intendevano incendiare la galleria e provocare il collasso della torre e delle mura creando così una breccia per entrare nella città. I Romani, allertati dal cumulo di terra evidente sul piatto terreno circostante e dai rumori, scavarono una contromina per impadronirsi di quella nemica prima che fosse incendiata. La mina romana intercettò quella persiana proprio sotto le mura e ne nacque un drammatico corpo a corpo.
Costretti a combattere in una galleria di circa 1.6m di altezza e di larghezza e quasi al buio i Romani senza l'elmo, che con la grande piastra a protezione del collo gli avrebbe limitato i movimenti, erano protetti da una maglia ad anelli ed armati di spada e giavellotto. I Persiani erano similmente equipaggiati, con in più gli elmi dotati di una maglia flessibile per la protezione del collo.

Quello che accadde nelle gallerie non è chiaro ma i Romani subirono una ventina di perdite e forse in preda al panico ripiegarono creando una massa confusa facile preda dei Persiani. A questo punto dovettero sigillare la mina per evitare che i nemici potessero usarla per entrare in città. I Persiani a loro volta accatastarono i corpi dei caduti davanti all'ingresso sigillato per impedire eventuali altre sortite e per sgomberare la mina romana che fu incendiata usando una catasta di mantelli e zolfo. Poi incendiarono finalmente la loro mina.foto5 L'operazione riuscì solo in parte. Infatti i Romani avevano precedentemente rinforzato le mura affiancandole con dei bastioni di terra e mattoni di fango, così le mura e la torre semplicemente sprofondarono di 1 e 2.5 m rispettivamente restando però in piedi (foto 5 a sinistra). Allora i Persiani passarono alla torre 14 e per proteggere il fianco destro dall'artiglieria avversaria (quello non riparato dallo scudo) costruirono una grande rampa di detriti e terra presa dal vicino cimitero. Questa rampa si innalzava fin sui merli delle mura (foto 6 a destra) ed i romani cominciarono ad innalzare un altro muro di mattoni di fango per opporvisi. foto6Scavarono anche due mine per far collassare la rampa, ma i persiani le intercettarono e sembra che poi riuscirono ad entrare in città proprio da queste gallerie. A questo punto, provata da mesi di assedio, probabilmente la guarnigione si arrese poiché non ci sono segni di distruzione che lascino pensare ad un saccheggio.
E' probabile che la guarnigione e la popolazione civile siano state deportate in Persia, destino che toccò nel 260 anche all'esercito dell'imperatore Valeriano dopo la sconfitta di Edessa.
Dura Europos fu abbandonata; i Persiani non la occuparono più dopo il 257 ed i Romani non la reclamarono indietro. Era troppo esposta e poi anni ed anni di guerre avevano dirottato altrove il commercio.

Il sito archeologico


Nell'aprile del 1920, durante le campagne anglo-francesi in medio oriente a seguito della caduta dell'impero Turco Ottomano, truppe indiane sotto il comando britannico si accamparono presso delle rovine. Combattevano contro gruppi arabi locali e scavarono una trincea lungo delle mura nascoste dalla terra.foto7 Rimasero sbalorditi quando trovarono dei bellissimi affreschi, raffiguranti un sacerdote siriano ed un ufficiale romano che offriva un sacrificio agli dei: Dura-Europos era stata ritrovata.
Dal 1920 Dura è stata estesamente scavata. L'esplorazione più importante e che portò alle maggiori scoperte fu quella che vide tra il 1928 ed il 1937 dieci stagioni di scavi secondo un progetto Franco-Americano (Accademia di Francia e Yale).
Dal 1980 un progetto Franco-Siriano è in corso per preservare il sito e comprendere meglio la storia e lo sviluppo della città.
I reperti

Nonostante la sua lunga occupazione, tutto il materiale trovato nel sito di Dura è relativo all'ultimo periodo della storia della città, quello cioè dell'assedio e della distruzione. La sua importanza è dovuta la fatto che l'equipaggiamento militare romano di qualunque periodo è molto raro nelle province orientali e quello di questo periodo è raro in generale. Sono stati poi ritrovati molti reperti di natura organica. Tra i reperti più importanti ci sono:

  • * armi ed armature, tra cui un'intera maglia ad anelli
  • * accessori e suppellettili di abbigliamento militare e di bardature di cavalli
  • * vari copricapo di lana e feltro probabilmente indossati sotto l'elmo
  • * protezioni per il cavallo (coscia) fatte da scaglie di cuoio, di lega di rame o di ferro e le famose due bardature per i fianchi del cavallo fatte di scaglie di lega di rame su un supporto di lino (foto 4)
  • * e poi punte di frecce, proiettili per artiglieria, aste di lancia con addirittura le piume e altrettanto importanti i resti di molti caduti ritrovati appunto nelle gallerie (mine).

Gli scudi


Tra la enorme quantità di reperti riemersi durante gli scavi archeologici, spiccano sicuramente gli scudi. Si tratta di 5 scudi ovali ed uno scudo rettangolare che dopo il restauro hanno mostrato appieno l'elevata qualità ed il particolare pregio delle loro decorazioni (foto 8a, 8b, 8c, 8d, 8e, 8f).
foto9Lo scudo rettangolare, che ho riprodotto su un legionario del III secolo (foto 9 a sinistra), è quello più famoso, tanto da trarre in inganno sul tipo di scudo in uso in quel periodo.
La struttura è costituita da tre strati di striscie di legno di 2 mm incollate a dare un pezzo curvato di quello che oggi chiameremmo compensato. Il retro è rinforzato con striscie di legno anch'esse incollate e la maniglia ottenuta ispessendo la striscia centrale.foto10 Il tutto rivestito di cuoio e la parte frontale ricoperta di lino (foto 10 a destra).
Questo scudo risulta più sottile, leggero e fragile di quelli usati in combattimento.
Inoltre il bordo anziché di bronzo è in cuoio. Questi elementi, assieme al fatto che nel terzo secolo lo scudo rettangolare era stato soppiantato da quello ovale, lasciano pensare ad un impiego "non bellico" di questo manufatto.
foto11Gli altri scudi sono invece ovali, di oltre un metro di diametro, 4 piatti ed uno leggermente concavo. Due in particolare sono magnificamente decorati, con scene che si ispirano rispettivamente alla guerra di Troia ed alla battaglia tra Greci ed Amazzoni. Ho riprodotto quest'ultimo motivo sullo scudo con cui è equipaggiato il porta stendardo della Ippica Ginnasia (foto 11 a sinisistra).

Bibliografia e Fonti


- Il sito del Dr. Simon James, archeologo, che vorrei ringraziare per avermi permesso di utilizzare le sue foto. Dura Europos è stata oggetto della sua tesi di PhD ed è ancora un suo argomento di studio e di ricerca. Nel sito è anche presente una vastissima bibliografia.
- Osprey - Warrior Series 072 - Imperial Roman Legionary 161-284 AD. Tutte le dettagliate fasi dell'assedio sono magnificamente descritte in questo volume.
- Peter Connonly - Greece and Rome at war. Bellissimi disegni che riproducono gli scudi e la cotta per il cavallo. Famose le tavole con vari tipi di soldati equipaggiati con materiale rinvenuto a Dura, tra i quali un catafratto.
- Michel Feugere - Roman Military Equipment. Interessantissimo testo ricco di foto e di disegni tra cui gli scudi prima e dopo il restauro.
- Museo Nazionale di Damasco (affreschi della sinagoga, quì trasportata e ricostruita, horse armour)
- Museo del Louvre, Parigi (affreschi e sculture)
- Yale University Art Gallery, New Haven, Connecticut, USA.
Tutti i reperti conservati alla Yale University Art Gallery non sono esposti ma sono visionabili nel loro database anche se la ricerca non è semplice.
- Inserendo "Dura Europos" nella ricerca per immagini su google, usciranno tantissime foto degli affreschi della Sinagoga e di altri edifici.

Foto 1,2,5,6,7 per gentile concessione del Dr Simon James
Foto 8a-8f (trovate sul database del museo di Yale)
Foto 10 tratta da "Greece and Rome at war" e già apparsa in un mio precedente articolo.

Accade spesso che quando decido di dipingere un figurino e di fare un po' di ricerca storica, partendo da un particolare, come in questo caso un semplice scudo, si apra poi un mondo e si arrivi a scoprire storie incredibili o, come in questo caso, veri e propri tesori dell'archeologia. Il bello è che circa 10 anni fa sono stato in Siria, ma non conoscevo Dura e non ricordo di esserci stato. Ricordo poco anche del museo di Damasco, dove non si potevano fare foto e non avevano alcun catalogo in vendita.

Quanto agli scudi, cercherò sicuramente di riprodurre anche gli altri prima o poi su qualche figurino.

Buon modellismo a tutti
Marco Berettoni


Gli scudi di Dura Europos by Marco Berettoni is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.

Ultimo aggiornamento Lunedì 18 Gennaio 2010 20:30
 
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