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Saltus Teutoburgensis – 9 d.C. PDF Stampa E-mail

Anche se questo kit della Pegaso è diviso in 5 sotto scenette, acquistabili e realizzabili separatamente, è davvero difficile resistere alla tentazione di realizzare l’intera opera. E così è stato. Per mantenere gli spazi giusti tra le varie figure ho unito le cinque solite grossolane ambientazioni fornite nel kit (fatte a mo’ di puzzle) ed ho collocato questa superbase sulla mia base di legno. Essendo quest’ultima più grande, sarebbe rimasto abbastanza spazio tutto intorno alla scena, se la avessi collocata al centro, da riempire con la vegetazione. Allora è nata l’idea di spostare tutto in avanti e creare dietro lo spazio per una foresta che avrebbe fatto così da sfondo alla scena.

La disfatta di Teutoburgo infatti, perché si trattò di una vera e propria catastrofe per Roma, avvenne nel cuore delle più profonde foreste della attuale Germania, durante il trasferimento delle legioni lì stanziate nelle zone più a valle in vista dell’inverno (siamo alla fine di settembre del 9° secolo dopo Cristo). Si trattò di un’imboscata, o meglio di una serie di imboscate, perpetrate dai germani ai danni dell’esercito romano, frammentato e sfilacciato tra paludi, boschi e stretti sentieri (quindi impossibilitato alle consuete manovre e tatticismi che tanti successi gli avevano garantito) durante l’arco di più giorni. Il comandante in carica Quintilio Varo era soprattutto un giurista, inviato per impostare una politica di amministrazione di questa area da poco sottomessa, e con poca o nulla esperienza militare. I popoli della zona erano divisi in 4 tribù ed il leader di una di queste, Arminio, convinse gli altri, tra l’altro suoi fratelli, ad unirsi e ribellarsi a Roma. Fu un attacco inaspettato che colse i legionari impreparati (gli scudi sono ancora nelle custodie protettive), con una serie di assalti sferrati all’improvviso dal fitto dei boschi seguiti da rapidi ripiegamenti e così di seguito appunto per tre o quattro giorni. Alla fine risultarono distrutte 3 intere legioni (su 27 che difendevano l’impero!!!), le insegne perse e lo stesso Varo si suicidò. Da quel giorno i numeri delle tre legioni vennero cancellati e mai più usati. Lo stesso imperatore Ottaviano Augusto alla notizia della disfatta si disperò e famosa è rimasta la frase “Varo, Varo, rendimi le mie legioni”. Anche se in seguito Roma tornò (14 dC) e sconfisse i popoli della zona, tuttavia l’espansione dell’impero non si spinse più oltre il Reno.

Per realizzare gli alberi dell’ambientazione ho usato vari rametti raccolti in campagna mentre i cespugli sono stati fatti con alberi finti per plastici ferroviari e con licheni. Erba lunga e corta e ramoscelli vari sono anche materiali raccolti in passato. Le foglie invece sono quelle della Plus Model (vari tipi e scale). Per fortuna il fatto che la battaglia si svolse in autunno inoltrato mi ha permesso di poter lasciare gli alberi spogli e disporre le foglie in terra.

Per quanto riguarda le figure (ben 12, di cui una a cavallo) sarebbe troppo lungo qui descrivere tutte le varie mescole di colore usate. Mi limiterò ad evidenziare alcuni aspetti salienti della fase di pittura.
Intanto, come ormai mia abitudine, tutte le parti in metallo sono state lucidate e poi trattate con oli diluiti e smoke grey Tamiya. I metalli gialli dopo lucidatura passati con giallo trasparente e lavaggi ad olio.
Per alcuni elementi come gli scudi ed i mantelli dei romani, è stato possibile lavorare in serie. Usare cioè gli stessi colori per base, luci ed ombre, salvo poi modificare il tono con lavaggi differenti di colore molto diluito. Analoga procedura anche per gli incarnati. Li ho realizzati tutti uguali e poi con lavaggi di varie tonalità di rossi, aranci e terre ho ottenuto delle lievi differenze tra una figura e l’altra (per i germani ho usato un tono di pelle abbastanza chiaro ed un colore di capelli rosso o biondo).

Le vesti dei legionari sono tutte di colori spenti, come marrone, blu od ocra scuro. Mentre le vesti dei barbari sono state realizzate facendo largo uso dei vari tartan tipici di quei popoli. Una volta realizzate tutte le figure le ho via via disposte nella base, partendo dal fondo e venendo in avanti ed integrando le figure col terreno con varie sporcature. Per queste ho usato lavaggi di nero e marrone sulle vesti e poi anche un fango, ottenuto impastando colori ad olio, farina e vinavil e sporcando con questa pasta sia il terreno che le scarpe e le parti basse delle figure. Per finire un po’ di sangue sulle lame e su alcuni punti, senza però esagerare, ottenuto con rosso trasparente Tamiya.

Il risultato finale è di sicuro impatto. Unico neo, da buon romano, è che tra tanti trionfi che Roma ottenne con il suo formidabile esercito, abbia dovuto rievocare e riprodurre proprio una cocente sconfitta.
Buon modellismo a tutti

Ultimo aggiornamento Martedì 23 Aprile 2013 17:43
 
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